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Sembra strano pensarci ora, nella realtà 2.0, ormai abituati a catalogare tutti gli aspetti dello studio programmatico e scolastico ma, un tempo, arte e scienza erano la stessa cosa, gli stregoni nel medioevo altri non erano che i medici, Leonardo Da Vinci era uno studioso, appassionato delle leggi della fisica e dell’anatomia, ma era anche un’eccellente artista. Se ora per arte ci riferiamo a qualcosa di creativo e astratto, il più discostato da ambiti più severi, una volta era l’opposto. Bisogna anche sottolineare che ultimamente, grazie proprio all’espiazione del mondo di internet il disegno si è riunito al suo antico amico, questa volta mutato in tecnologia, ma pur sempre scienza. Non stupisce quindi che Jack, sia affasciato dalla scienza e dalle relazioni naturali, e che per spiegarlo utilizzi il disegno, in questo caso improntato verso un’ottica fumettistica, da cartoon, per nulla dispregiativo ma superlativo del concetto massimo della virtù umana.

Le opere di Jack sono esperimenti scientifici, hanno bisogno di approfondimento, intelletto e giocosità. Ciò che ne risulta è uno squisito mix tra scienza, grandi incognite e divertimento, senza trascurare l’incredibile saper fare della sua tecnica. L’artista è capace di spaziare dal disegno classico con un buon uso del chiaro scuro e di utilizzare la stessa mano per opere grafiche, digitali, senza però perdere la lucidità del tratto tradizionale.

Tematica primaria del suo lavoro è l’indagine, che si associa al mistero, all’umanità, ancora più rimarcata dall’esigenza dell’artista di studiare questo periodo storico, ma di farlo con un’apparente leggerezza, capace di far per un primo momento sorridere chi guarda le sue opere e secondariamente di far riflettere. Ne è un esempio l’opera “The End”, dove su uno sfondo geometrico si manifestano due astronauti, apparentemente identici, di quello di destra è possibile vedere il volto, di quello di sinistra intuiamo qualcosa, e quel qualcosa ci basta. I tratti dell’astronauta, ormai anziano, sono comici, così ben fatti da ricollegare nella nostra mente un pensiero diretto alla storicità dei cartoni animati, in verità Jack utilizza un gioco di contrasti che si ripercuote per tutta l’opera, proponendo una riflessione sulla scienza, sul passare del tempo e sul senso della vita. Questo escamotage permette la riflessione su sé stessi e sull’opposizione tra l’antagonismo/protagonismo, Il viaggio nel “se” freudiano; tanto che se si invertono i colori, la figura di sinistra diventa esattamente la figura di destra e viceversa. Un altro tema ricorrente è la paura di poter perdere il controllo su noi stessi e sulla realtà che conosciamo. Se “The End” indaga sui viaggi al limite della propria natura, “Black Out” è l’esatto contrario, rappresenta infatti un’implosione, l’opposto della ricerca, dell’iniziativa e del viaggio. Nell’opera Black out, un signore intento a utilizzare lo smartphone, ha sicuramente qualche problema di concentrazione, se si osserva meglio si vede che sul tavolino posto davanti alla sua seduta vi sono oggetti che ci portano a pensare che l’intuizione dello stato confusionario sia corretta: una bottiglia di Jack Daniels, un bicchiere pieno, un libro chiuso. Sullo sfondo il cervello, sempre nel modo più cartoon ma diretto possibile, prende il volo, uscendo dalla finestra. In “Black out” e “No title”, una fuga di cervelli, letteralmente, ci invita a riflettere.  In “No Title” Orlandi indaga il mistero della mente umana, il libro è il mezzo che permette di passare da una dimensione ad un’altra, il cervello va verso l’ignoto, aggravato dall’atmosfera notturna e nebulosa.

Tutto questo è possibile grazie anche alla tecnica utilizzata; come già detto, il disegno è parte fondamentale del suo stile, ma lo è ancora di più la trasposizione del cartoon su tela. Le linee sono impeccabili, il chiaroscuro viene appena accennato con gli stratagemmi tipici della tecnica del fumetto. I colori sono stesi a campiture uniformi, sono sia equilibrati che vibranti. Osservando i lavori di Jack Orlandi si nota una perfezione cromatica che raramente fa parte del mondo dell’acrilico. In questo è stata fondamentale la sua esperienza nel mondo della grafica e della digital art.  Di certo le chiavi di lettura sono molteplici, l’artista ci manda piccoli avvisi che sta a noi ricollegare trovando i giusti spunti. Ogni lavoro, ogni tela, sembrano parti di un progetto più grande, come se fossero pagine di un libro ancora da scrivere.

È raro trovare un senso di profonda genuinità nell’arte odierna, una purezza nell’essere coerenti con sé stessi, liberi da sub oggetti, ed è questo che rende Jack Orlandi un’artista sincero.

Dott.ssa Alessia Formaggio